Atteso e apprezzato da molti videogiocatori

Il nuovo titolo sviluppato da Warhorse Studios e pubblicato da Deep Silver è un videogioco di ruolo open world ambientato nel Medioevo, arrivato sul mercato dopo qualche anno dalla sua nascita. Non si può certo dire che sia stato il titolo più atteso a cavallo tra il 2017 e il 2018, anche a causa di grandi tripla A che riempivano la scena, però c’è chi lo ha aspettato con fervore e impazienza per via di diverse meccaniche interessanti che il titolo propone. E’ stato finanziato con oltre un milione di sterline (aumentati nel corso dei mesi) su Kickstarter, e già questo basta a far capire quanto gli utenti ponessero molta fiducia in esso. Kingdom Come: Deliverance è arrivato su PC, PlayStation 4 e Xbox One il 13 febbraio 2018. Il titolo è ben sviluppato, anche se i problemi legati alle varie meccaniche degli open world si fanno sentire, ma ne parleremo più avanti.

Kingdom Come: Deliverance racconta la storia di un ragazzo, Henry, figlio di un fabbro nella Boemia di fine quattordicesimo secolo. Venceslao IV, figlio primogenito e successore dell’amato re Carlo IV al trono di Boemia, è stato rapito da dei nobili stanchi di lui. Sigismondo d’Ungheria, cui si sono rivolti i nobili per detronizzare Venceslao, suo fratellastro, ne approfitta per invadere la Boemia, con cui attacca anche città e villaggi, massacrando tutti i loro abitanti. Tra i tanti villaggi colpiti da questi attacchi, troviamo quello del giovane Henry che, anche se con difficoltà, riesce a fuggire e a mettersi in salvo, al contrario della sua famiglia e dei suoi amici, i quali vengono trucidati. Successivamente ci viene assegnata una missione dal padre, ma non stiamo qui a svelare tutta quanta la trama del gioco.

Un titolo che colpisce su più fronti

Quello che colpisce maggiormente di questo titolo è il dialogo e i testi, i vari temi trattati e il mondo in cui questi vengono recitati dai vari personaggi all’interno di svariati contesti con, più o meno, reazioni e risposte a determinate circostanze piuttosto realistiche e capiterà, più e più volte, di veder finire un dialogo con un’azione che vi sorprenderà, questo perchè gli sviluppatori non propongono avvenimenti irreali con improbabili finali, hanno cercato invece di rendere il tutto il più realistico e immersivo possibile, e questo è un gran punto a favore. L’oratoria quindi è ben definita, è ben ideata e ci sono molti aspetti che possono influenzare un dialogo, come il rango del personaggio, i vestiti, la fedina penale di Henry e la pulizia. Per questo motivo in gioco sono presenti anche dei bagni che consentono di darsi una ripulita. Anche se è possibile giocare da barboni e straccioni sbloccando tutt’altre missioni che altrimenti, da “gentiluomini” non potremmo giocare. In tutto questo ottima anche la scenografia, ispirata e anch’essa studiata nel dettaglio, il tutto accompagnato da delle buone musiche che riusciranno a far da sottofondo in modo più che soddisfacente.

L’ambientazione è molto realistica, riesce ad immergerci correttamente in quell’epoca sporca e semplice che è il Medioevo, con strade piene di animali e letame a stretto contatto con gli abitanti, i quali vivono in spoglie case, con pochi avere e quasi nessun tesoro. Non mancheranno certamente gli ambienti mozzafiato con scorci che difficilmente dimenticherete, colline dettagliatamente curate affiancate da larghe pianure, il tutto accompagnato da selvaggina da cacciare. La cura dei dettagli è maniacale e i ragazzi di Warhorse sono riusciti a raggiungere un livello di dettaglio storico davvero ai massimi livelli, con corazze curate in ogni minimo particolare al limite della perfezione accademica, piene di legacci e cinture posizionate perfettamente. Perfino le usanze e i cibi dell’epoca sono stati ricreati alla perfezione come anche l’economia e la vita di tutti i giorni.

Dal punto di vista delle meccaniche di gioco ci sono alcune lacune, controlli che a volte rendono “fastidioso” una determinata azione, come quella dello scassinamento che, a tratti, ricorda un pò quella di altri titoli, bisogna far ruotare la serratura e i grimaldello contemporaneamente, ma nelle prime fasi di gioco sarà molto frustrante farlo e anche rischioso, perchè rompere un grimaldello fa rumore. Avanzando nel gioco e sviluppando il nostro personaggio il tutto sarà più “facile”, ma nelle prime fasi di gioco è meglio evitare (anche perchè i grimaldelli costano).

Meccaniche interessanti e ben studiate

Tornando al protagonista Henry e parlando un pò di lui, possiamo dire che è il classico ragazzo del suo tempo: non molto sveglio, gli piacciono le ragazze, la birra e fare scorribande con gli amici. Ma anche se può non sembrare molto sveglio, ha un grande senso dell’onore e della religione, nonché un innato rispetto per l’autorità e la gerarchia. Tutto questo traspare benissimo dai vari dialoghi che avvengono con molteplici persone per tutta la durata del gioco, influenzando in modo netto i dialoghi. E’ possibile sviluppare Henry in svariati modi e, anche se in parte, questo compensa il non poter creare un personaggio da zero; con le tante e svariate (e a volte assurde) abilità presenti in Kingdom Come: Deliverance si è in grado di giocare il titolo in modi davvero diversi tra di loro con approcci unici.

Il sistema di combattimento è molto articolato e studiato con pro e contro. Di fatto è possibile dare fendenti con un tasto e stoccate con un altro, oltre a poter combinare i due attacchi e parare gli attacchi degli avversari. In generale i movimenti e l’intera meccanica in se per se tenta di essere in linea con il titolo, rimanendo fedele, per quanto può, al realismo, infatti non vedremo raffiche di fendenti o continue scivolate e rotolamenti, sarebbe inverosimile. Ad aumentare il realismo sono i diversi fattori che influenzano il combattimento, come la forza, l’utilizzo di uno scudo, le abilità, le ferite che abbiamo e anche il peso dell’arma; ma non solo, se mangiamo il giusto quantitativo di cibo Henry si sazierà e sarà più forte, ma se mangiamo troppo questo può causare una forte indigestione, rendendolo goffo e lento. Anche l’alcol gioca un grosso ruolo in tutto questo, un bicchiere migliora i dialoghi e ci rende più allegri, troppi bicchieri invece sfocano la vista rendendo difficoltà l’individuazione degli avversari.

C’è da dire però che i difetti e le limitazioni si fanno notare, come gli sporadici muri invisibili, la scarsa interazione con l’ambiente, glitch grafici e un’intelligenza artificiale non sempre perfetta, missioni che si bloccano senza possibilità di proseguire costringendoci a ricaricare il salvataggio, insomma, non è tutto rose e fiori questo titolo. Questo è quel che capita quando un team di sviluppo si trova a dover lavorare ad un progetto troppo vasto da renderlo perfetto ed impeccabile sotto ogni punto di vista. Un pò come successe a Skyrim.

Conclusioni

Kingdom Come: Deliverance è un titolo davvero vasto, che ha molto da offrire e può regalare davvero bei momenti e tante ore di gioco. Ovviamente in questa recensione non è stato detto tutto, c’è molto di più, come le cavalcature, il sistema di cura, il crafting e altro che sta a voi scoprire spulciando ogni singolo angolo della Boemia. In generale è un gioco che merita di essere giocato anche per l’impegno che il team di sviluppo ha voluto donare a questo progetto, perfezionando aspetti che normalmente in altri titoli sarebbero marginali o addirittura ignorati.

Sicuramente attualmente il miglior videogioco in commercio ambientato nel Medioevo.

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