Due pilastri portanti del genere horror nel videogioco, due titoli che anche il più ignorante neofita ha sentito almeno nominare.

È inutile presentarli, ormai sono noti ai più come il genere horror incarnato. Hanno le loro differenze, ma con entrambi, generazioni di videogiocatori hanno imparato a cambiarsi i pantaloni.

Differenze di gameplay o di stile a parte, è facile notare come le due saghe abbiano affrontato uno stesso destino nel corso degli anni.È indiscutibile, i due pilastri si sono sgretolati lentamente col passare delle generazioni, ed è incredibile come siano andati di pari passo in questo processo.

Se teniamo conto delle saghe principali e non dei vari spin off (altrimenti la discussione andrebbe avanti all’infinito, soprattutto per il meraviglioso hobby di Konami di far uscire un Silent Hill su ogni console esistente), possiamo notare diversi punti in comune.

Primo step: L’esordio.

Un signor esordio, non c’è che dire. Entrambe le case di sviluppo hanno sfondato il mercato mondiale con due titoli degni di nota. Per prima Capcom nel 1996 e successivamente Konami nel 1999. Due titoli che sono entrati nella storia e non solo, sono anche stati la causa di un sostanziale cambiamento nel mondo del survival horror. Non mi soffermerò molto su di essi, è ormai noto quanto fossero innovativi i due titoli per il tempo, due pietre miliari che negli ani successivi avrebbero fatto del loro meglio per migliorarsi ancora di più.

Secondo step: Il culmine del successo.

Ho deciso di affrontare il secondo e il terzo capitolo di entrambi i brand in uno stesso step, la ragione è molto semplice, in entrambe le situazioni si verificato un evento comune.

L’arrivo dell’icona del brand, il mostro, l’incubo di ogni videogiocatore: Nemesis per Resident Evil 3 e Pyramid head per Silent Hill 2. Due creature che sia per il design che per le scelte stilistiche dei creatori, hanno avuto un grosso impatto sul pubblico mondiale, motivo per il quale tutt’oggi sono considerate icone dei rispettivi brand, mettendo in questo modo spesso in ombra altri titoli ugualmente meritevoli se non addirittura tecnicamente migliori, basti pensare al gameplay più longevo di un meno ricordato Resident Evil 2, o alle immagini inquietanti ma al contempo affascinanti di Silent Hill 3; che stilisticamente non hanno assolutamente nulla a che invidiare agli altri due.

Questo per le due saghe è stato indubbiamente il periodo migliore, le vendite sono state indiscutibilmente notevoli, e per quanto riguarda il punto di vista dei fan, la stragrande maggioranza del pubblico considera il secondo e il terzo titolo dei due brand, la golden age del survival horror.

 

 

 

Terzo step: Il cambiamento.

Il quarto capitolo, i fan delle due saghe ricorderanno il quarto capitolo come il capitolo del cambiamento.

Questo periodo è decisamente controverso, dato che i giudizi dei videogiocatori sono stati contrastanti. Per diverse ragioni i due brand imboccarono una strada diversa, introducendo novità sostanziali ai rispettivi titoli, novità che non a tutti sono risultate gradevoli. Certo i due titoli non mancano di difetti, ciò nonostante, possiamo ammettere che in fondo sono stati generalmente ben accolti dalla critica per quanto contrastanti possano essere stati i pareri del pubblico.

Quarto step: Il tuffo.

Mio malgrado, siamo giunti allo step più doloroso. Vi chiederete perché ho nominato in questo modo questo step. Immaginatevi una scena: siete sul ciglio di un burrone e non siete sicuri se gettarvi per scoprire cosa c’è in fondo o no. Perfetto, Konami e Capcom col quinto capitolo delle due saghe horror hanno deciso di tuffarsi.

Resident Evil 5 e Silent Hill Homecoming, due titoli che solamente sentendo nominare riescono a provocarmi risate isteriche susseguite da una malsana voglia di piangere. Questi due titoli non solo sono tecnicamente inferiori ai loro predecessori, ma sono anche stati demoliti dalla critica, e per un buon motivo. Se per Silent Hill The Room e Resident Evil 4 il cambiamento non fu necessariamente negativo, per questi due titoli lo è decisamente. Stiamo parlando di due titoli con un gameplay poco accattivante, una trama banale e tremendamente piena di cliché (mi è difficile digerire le scene di Homecoming palesemente rubate ad Hostel). Lo stesso fattore “paura”, che prima riusciva a lasciare il videogiocatore impietrito, adesso sembra solo ridicolo , puntando più al vero e proprio gore che al terrore psicologico, finendo presto con scadere nel trash.

In poche parole, in fondo al burrone, come avrete già intuito, non ci sono dei morbidi cuscini.

Quinto step: Il fondo.

Mettiamola così, in fondo a quel burrone adesso ci sono due giochi agonizzanti che, dopo esser brutalmente caduti di testa sopra ad un letto di stalagmiti appuntite, ancora sembrano non averne abbastanza.

Come se non fossero già bastati i due titoli precedenti a lasciarci intendere in che direzione stessero andando questi due brand, Konami e Capcom hanno prontamente provveduto a fornirci la vergogna sotto forma di videogioco come prova. Ed ecco a voi la crème de la crème: Silent Hill Downpour e Resident Evil 6. Lasciatemeli analizzare singolarmente in breve.

Silent Hill Downpour, l’esempio di tutto ciò che non spaventa. Gameplay statico e noioso, un sistema di combattimento frustrante che, a differenza di quello vecchio molto legnoso ma funzionante, non funziona affatto; una colonna sonora inutile e assolutamente dimenticabile, e dulcis in fundo, una trama confusionaria e incomprensibile che cambia completamente significato con i diversi finali, lasciando quindi il giocatore senza una risposta a tutti i quesiti che inutilmente il gioco gli pone.

Resident Evil 6, il trash sotto forma di cd praticamente. Un susseguirsi di sparatorie e scene d’azione in cui la componente horror sembra essere completamente assente, sostituita però da una storia talmente accattivante e memorabile che la dimentichi solamente dopo dieci minuti dalla fine del gioco. Tutto ciò contornato da dei personaggi che non hanno alcuna caratterizzazione e sono talmente banali da scivolarti addosso.

In poche parole, il sesto capitolo di questi due brand non ha soddisfatto i fan, ragion per cui è stato anche un disastro per le vendite. Ormai in fondo al burrone ci sono solo due cadaveri, ombre di ciò che erano un tempo, e di ciò che probabilmente non saranno mai più.

Con questo ultimo step si conclude la retrospettiva, ciò nonostante, recentemente Capcom ha dato vita ad un altro capitolo della saga horror, sorprendendo il pubblico con un titolo godibile seppur non esente da difetti. Un buon punto di svolta che si spera aiuti l’amata saga a rialzarsi. Se quindi la storia davvero insegna, speriamo solo di poter aggiungere in futuro un sesto step chiamato “Rinascita”, e che ovviamente Konami segua l’esempio positivo di Capcom.

Questo contenuto è stato creato da un utente registrato alla community di GAM3RLAB.COM, le informazioni in esso contenute non sono state verificate. Se pensi che questo contenuto contenga informazioni errate, inappropriate o che in qualche modo possa violare la nostra licenza d'uso ti preghiamo di segnalarcelo tramite il pulsante di seguito. Ricorda che anche tu potrai creare e condividere contenuti, se vuoi ulteriori informazioni su come poter collaborare con la nostra redazione clicca qui